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Cos’è la scrittura creativa?

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La scrittura creativa è una sorta di mostro mitologico. Servirà? Non servirà? Può essere insegnata?

Circolano di solito tre idee in merito, nell’ambiente degli scrittori. La prima è che la scrittura creativa sia studio della tecnica, la seconda che la creatività non può essere insegnata e infine che le presunte regole della scrittura sono state create a tavolino solo per scopi commerciali. Dissento parzialmente da tutto.

Non so cosa siano queste regole della scrittura. Per me esistono la buona e la cattiva scrittura, senza dimenticare che ciò che può essere buono per una storia non lo sarà per un’altra. Poi è chiaro: scriviamo per farci capire da altri esseri umani. Se falliamo il nostro scopo comunicativo e diciamo cipolle al posto di arance non potremo mai entrare in relazione con il lettore. Questa è l’unica regola.

Sono d’accordo riguardo al fatto che la creatività non venga insegnata, ma non sul fatto che non possa essere insegnata. Io ho imparato nel corso del mio lavoro artistico a essere più creativa (e di conseguenza più produttiva) e l’ho felicemente insegnato ad altre persone che, oltre tutto, sono molto più felici di quanto lo erano prima. La creatività può essere imparata, insegnata e alimentata da un lavoro specifico: può esistere una tecnica della creatività. Questa tecnica può essere applicata a tutti gli ambiti, inclusa la scrittura.

In cosa consiste? In un lavoro quotidiano di training che, come in tutte le arti, porta alla dimistichezza e alla facilità nell’atto dello scrivere, oltre ad avere una fonte inesauribile di idee. E, soprattutto, passa attraverso il divertimento, il gioco e l’entusiasmo, non attraverso la costrizione e una fatica fine a se stessa.

Mi conoscete: sapete che sono nemica del concetto diffuso che il lavoro artistico sia basato sullo sforzo e sulla sofferenza, credo debba essere espressione della libertà delll’essere umano. Troppo spesso la scrittura rinchiude se stessa un concetto arido, fatto di schemi, di elucubrazioni che portano a personaggi bidimensionali. Raramente la scrittura è qualcosa di vivo, di vitale, pieno di energia.

Non ho trovato libri che parlino di questo: solo della fase successiva, quella in cui, bene o male, si sa già scrivere. Ma dell’atto creativo nessuno parla davvero. Per questo ho voluto condividere con tutti voi le cose che ho imparato in tutti questi anni di lavoro artistico scrivendo un libro, uno dei tanti libri che sto scrivendo quest’anno. Parla di scrittura, ma parla soprattutto di creatività, di gioia, di piacere, di entusiasmo nel costruire qualcosa di nuovo. L’ho scritto in modo semplice, senza fronzoli. Racchiude la mia esperienza con gli adulti e con i bambini. Ho voluto dedicarlo ai bambini e a tutti gli adulti che non hanno paura di giocare e spero davvero che possiate, grazie a esso, trovare una via di lavoro che vi porti allo sviluppo di un’autentica creatività.

Trovate il mio nuovo libro qui. Spero davvero che vi possiate divertire quanto mi sono divertita io a scriverlo!

 

 

Sangue di Drago – in uscita il 31 marzo per I doni delle Muse!

Molte cose si narrano dei Draghi. I poeti cantano di come si siano formati tra le onde del mare infinito o nelle viscere roventi della terra, altri celebrano i loro occhi venefici, i loro cuori che recano potere e immortalità.
Ma questo non è tutto.
Tra l’oscurità dei tempi passati e la disillusione di mondi dove la magia non è altro che un lontano ricordo, si sviluppano le trame dei diciannove racconti di questa raccolta, selezionati tra le migliori voci del fantasy italiano, per restituirci nella sua complessità la figura di una delle creature fantastiche più amate di tutti i tempi (Serena Fiandro)

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Titolo: Sangue di Drago | Autore: AA.VV. | Editore: I Doni Delle Muse | ISBN: 978-88-909656-0-9 | Pagine: 226 | Prezzo: 12 euro

idonidellemuseedizioni.wordpress.com

“Il drago bianco” di Daniele Picciuti
“Il canto delle balene-drago” di Alessandro Renna
“Magia d’amore” di Fabiana Redivo
“Calinen il cacciatore” di Guido Colombo
“Rovesciato” di Marco Migliori
“L’ultima luna dell’inverno” di Dario de Judicibus
“Il drago della piana di Ares” di Lavinia Scolari
“Ormserkr” di Marco Albé
“Drianna e il drago” di Alexia Bianchini
“Senza macchia e senza paura” di Viviana Tenga
“Io e il cavaliere” di Marco Bertoli
“Un peccato antico” di Angelo Ficino
“Tempo di guerra” di Alberto De Stefano
“Il patto” di Elvio Ravasio
“Scuola di cucina” di Marco Gavio de Rubeis
“Come nasce una leggenda” di Alessandro Fusco
“Codarda” di Anna Gili
“Tutto così ebbe fine e tutto così ebbe inizio” di Angelo Berti
“L’ultimo dragoluce” di Demetrio Battaglia

Scrivere per i bambini. Semplificare senza banalizzare.

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E’ un periodo di lavoro intenso. Dall’inizio dell’anno ho già scritto diversi testi teatrali per bambini (oltre che per adulti), curato l’antologia Sangue di Drago (in uscita a fine marzo per l’Associazione Culturale I Doni Delle Muse) e scritto una riduzione di un classico medievale sempre indirizzata ai bambini, Beowulf.
Da un certo punto di vista, trovo che sia un sollievo lavorare sulla riduzione di testi antichi e sicuramente lo è scrivere per i bambini: costringe a rimettersi in discussione come scrittori, cercare in primo luogo la comprensibilità e la sintesi. Forse aiuta la distanza temporale, o più probabilmente la distanza a livello di contenuti, mi consente di lasciare il significato dei testi del tutto inalterato, senza essere costretta alla banalizzazione alla quale assistiamo quotidianamente attraverso una divulgazione di pessima qualità.
Credo che i bambini, sottoposti ogni giorno a un martellamento di dati banali e privi di contenuto, abbiano un particolare bisogno di narrativa di qualità, di teatro, di musica, di arte. C’è bisogno di qualcosa che vada a contrastare l’effetto deleterio di un mondo che non privilegia affatto il pensiero, l’individualità e la capacità di distinguere il vero dal falso ma, anzi, cospira a creare individui tutti identici orientati al mero consumo e alla fruizione priva di discernimento frutto dell’intrattenimento dato dalla televisione e da altri canali di pari livello.
Mi sembra che all’istituzione scolastica spesso manchi l’energia per stimolare i bambini nella giusta direzione, la direzione che li renderà un giorno persone libere, autonome e capaci di elaborare un pensiero proprio strutturato in forma logica.
Credo che riproporre testi classici, epurati di tutto ciò che li rende di difficile lettura (l’elenco infinito di patronimici, lunghe descrizioni, digressioni che non portano avanti la storia), possa essere un modo ottimale per stimolare la curiosità dei bambini e portarli a concepire la realtà e il mondo che li circonda con occhi diversi, senza però togliere loro l’incantamento e la fascinazione che dovrebbero essere propri dell’età infantile – e che invece la nostra cultura ha sottratto loro.
Il teatro può avere una funzione simile, a patto che non sia un teatro fatto di compromessi mirato esclusivamente a intrattenere.
Per questo rifuggo ogni forma di scrittura che sia di mero svago per cercare qualcosa che, senza avere uno scopo prettamente didascalico, miri a restituire un’idea di bellezza che forse è ormai perduta, per suscitare la nostalgia e il desiderio di un mondo migliore. E’ un percorso lungo, ma che importa? Credo che altre vie non ci possano essere. Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, perché migliorare la vita dei bambini significa dare la possibilità di un futuro alla nostra civiltà, restare dove siamo ora invece può portare solo a una maggiore decadenza.