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Scrivere per i bambini. Semplificare senza banalizzare.

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E’ un periodo di lavoro intenso. Dall’inizio dell’anno ho già scritto diversi testi teatrali per bambini (oltre che per adulti), curato l’antologia Sangue di Drago (in uscita a fine marzo per l’Associazione Culturale I Doni Delle Muse) e scritto una riduzione di un classico medievale sempre indirizzata ai bambini, Beowulf.
Da un certo punto di vista, trovo che sia un sollievo lavorare sulla riduzione di testi antichi e sicuramente lo è scrivere per i bambini: costringe a rimettersi in discussione come scrittori, cercare in primo luogo la comprensibilità e la sintesi. Forse aiuta la distanza temporale, o più probabilmente la distanza a livello di contenuti, mi consente di lasciare il significato dei testi del tutto inalterato, senza essere costretta alla banalizzazione alla quale assistiamo quotidianamente attraverso una divulgazione di pessima qualità.
Credo che i bambini, sottoposti ogni giorno a un martellamento di dati banali e privi di contenuto, abbiano un particolare bisogno di narrativa di qualità, di teatro, di musica, di arte. C’è bisogno di qualcosa che vada a contrastare l’effetto deleterio di un mondo che non privilegia affatto il pensiero, l’individualità e la capacità di distinguere il vero dal falso ma, anzi, cospira a creare individui tutti identici orientati al mero consumo e alla fruizione priva di discernimento frutto dell’intrattenimento dato dalla televisione e da altri canali di pari livello.
Mi sembra che all’istituzione scolastica spesso manchi l’energia per stimolare i bambini nella giusta direzione, la direzione che li renderà un giorno persone libere, autonome e capaci di elaborare un pensiero proprio strutturato in forma logica.
Credo che riproporre testi classici, epurati di tutto ciò che li rende di difficile lettura (l’elenco infinito di patronimici, lunghe descrizioni, digressioni che non portano avanti la storia), possa essere un modo ottimale per stimolare la curiosità dei bambini e portarli a concepire la realtà e il mondo che li circonda con occhi diversi, senza però togliere loro l’incantamento e la fascinazione che dovrebbero essere propri dell’età infantile – e che invece la nostra cultura ha sottratto loro.
Il teatro può avere una funzione simile, a patto che non sia un teatro fatto di compromessi mirato esclusivamente a intrattenere.
Per questo rifuggo ogni forma di scrittura che sia di mero svago per cercare qualcosa che, senza avere uno scopo prettamente didascalico, miri a restituire un’idea di bellezza che forse è ormai perduta, per suscitare la nostalgia e il desiderio di un mondo migliore. E’ un percorso lungo, ma che importa? Credo che altre vie non ci possano essere. Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, perché migliorare la vita dei bambini significa dare la possibilità di un futuro alla nostra civiltà, restare dove siamo ora invece può portare solo a una maggiore decadenza.

L’arcagnolo Gabriello et la sua penna – uno spettacolo di teatro e musica by Lilium Aeris e Compagnia dei Satiri

Ecco a voi un piccolo assaggio di uno degli spettacoli che il nostro gruppo presenta ormai dal 2007: il nosro lavoro sulle novelle di Boccaccio, presentate sotto la forma classica del teatro medievale, ovvero con un attore in maschera e due musici che commentano il testo narrato.
Lo spettacolo prevede una commistione di testi di Boccaccio e poesia carnascialesca del Duecento, inclusa una versione comica di alcune delle più famose poesie di Dante.
Questa è la versione in cui abbiamo presentato il testo la scorsa estate, presso la manfestazione Rustico Medioevo a Canale di Tenno
Buona visione!

L’ARCAGNOLO GABRIELLO ET LA SUA PENNA
Nel castello di Certaldo, nei pressi di Firenze, frate Cipolla era uso andare a raccogliere le limosine dei danarosi sciocchi che laggiù vivevano. Era questo frate piccolo di persona, di pelo rosso, sempre lieto in viso et in tutto lo mondo lo migliore brigante che vi fosse. Di tutti era amico e con tutti gozzovigliava e faceva allegrezza.
Una domenica mattina lo frate andò alla messa e questo disse nella sua predicazione:
“Signori e dame, sapete che tanto e poi tanto voi dovete donare perché lo nostro beato santo patrono Antonio sia di guardia de’ vostri porci e de’ pecore vostre. Cosicché questa sera vi mostrerò una preziosissima reliquia quale voi mai l’avete veduta altrove: la penna dell’arcagnolo Gabriello che nella camara della vergine rimase quando elli l’andò ad anunziare in Nazarette.”
(Dal Decameron. Riduzione teatrale di Serena Fiandro)

http://www.liliumaeris.net

Il lavoro nobilita chi non lo fa. Uno spettacolo teatrale di Serena Fiandro

Il lavoro nobilita chi non lo fa. Uno spettacolo teatrale di Serena Fiandro

“Il lavoro nobilita chi non lo fa” (nella foto, Serena Fiandro, Michela Zagotta e Andrea Tuffanelli) è uno spettacolo comico che definirei di proto-commedia dell’arte, collocabile temporalmente, per quanto riguarda la scelta dei costumi, delle maschere e del linguaggio drammaturgico, tra la fine del medioevo e l’inizio dell’età rinascimentale. E’ un incrocio tra la prima commedia dell’arte, la commedia pastorale e il teatro puramente medievale. Nasce da molti anni di studio e di ricerca e trae ispirazione da numerose fonti, in primis il Decameron, la Divina Commedia, i Racconti di Canterbury e l’opera di Ruzante.
La storia che narra è una storia semplice e universale, molto simile a tante storie attuali. Racconta della progressiva disumanizzazione di un giovane villano, abituato a un’idilliaca vita in una campagna-locus amoenus di virgiliana memoria, il quale decide di recarsi nella grande città per fare la vita del gran signore. La prima ragione della sua caduta dalla condizione paradisiaca dove l’agire è tutt’uno con l’essere è rappresentata da un’eredità: sarà la tentazione del denaro a indurlo a precipitare in un luogo che troverà la sua apoteosi nell’inferno.
Il villano deve cedere a numerosi compromessi per potere sopravvivere in una terra popolata da nemici, dove ovunque si nascondono sfruttatori e malintenzionati sotto la maschera di amici e complici, fino alla comprensione finale della corruzione implicita nel cedere a un sistema basato sul tempo-schiavo, corruzione che si esplica nel predominio dell’avere sull’essere.
Le maschere sono state prodotte nel nostro laboratorio artigianale, come i costumi e i tamburi.
Lo spettacolo è adattabile a qualsiasi tipo di contesto e di spazio scenico, inclusi spazi all’aperto. Non presenta alcun tipo di esigenza tecnica per la rappresentazione.
Per informazioni sullo spettacolo e sui costi potete contattarmi all’indirizzo serena.fiandro@gmail.com