Archive | agosto 2015

Scrivere fantasy. Il recupero della fiaba e del mito

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In questi mesi ho viaggiato e tenuto numerose conferenze su un argomento che mi sta molto a cuore, ovvero la fiaba e la funzione che essa ha nella nostra cultura, in particolare in relazione con il genere che scrivo e contribuisco a pubblicare: il fantasy.
C’è un trito (e infelice) luogo comune molto diffuso di recente per cui scrivere fantasy è più semplice che dedicarsi a generi più realistici. Tutto ciò è legato a un’idea che – purtroppo – non è propria solo di chi legge poco, ma anche degli aspiranti autori stessi, convinti che siano sufficienti una bacchetta magica e una sfera di fuoco per compensare la mancanza di un’ambientazione verosimile, il non avere costruito un sistema magico coerente, incolmabili buchi nella storia e personaggi bidimensionali.
Il vero problema, diversamente da quello che tanti pensano, non è tanto l’assenza di originalità quanto l’assenza di radici nel vasto patrimonio che la nostra cultura ci ha tramandato. Questa perdita del legame con la tradizione ha condotto a un grande impoverimento e alla perdita di una funzione primaria della narrazione fantastica, quella originariamente costituita dalla fiaba e dal mito con cui si sono perduti quasi tutti i contatti, se non attraverso il filtro delle parole di altri autori. Ma la perdita della complessità non è definitiva e il legame smarrito può essere recuperato attraverso la conoscenza profonda della natura allegorica e simbolica dello scrivere fantastico che, in quanto tale, può avere un valore catartico tanto per lo scrittore quanto per il fruitore.
Per fare questo è necessario lo sviluppo della facoltà simbolica, strettamente connessa con il linguaggio metaforico e allegorico. Vedere le cose e contemporaneamente vedere altro, in un aumento della progressiva complessità della percezione e, quindi, della scrittura. Significa vedere i legami nascosti tra le cose, farli propri e raccontarli. Mostrare un altro mondo possibile, verosimile, in cui tutte le connessioni che in questo mondo sono segrete possano diventare visibili, tangibili, percettibili.
Fondamentale è il recupero della funzione narrativa costituita dalla fiaba. Lungi dall’essere evasione, il mito e la fiaba sono immersione nel reale, vedere ciò che è nascosto attraverso la comprensione della profonda natura dell’essere raccontata mediante simboli e linguaggio allegorico.
La fiaba consente di uscire dalla trappola del grigiore e della noia, veri e propri mali per l’anima che si sente imprigionata in una realtà che appare fittizia, priva di valore, priva di scopo. La fiaba mostra il potere della fede – non intesa in senso religioso, ma intesa come la rinuncia ai limiti umani.
Solo attraverso la dimenticanza del limite è possibile superare se stessi, raggiungere un risultato più elevato, salvare l’universo dalla distruzione. La chiave per la libertà e la salvezza risiede nell’eroe, colui che è in grado di rinunciare al proprio limite per compiere una scelta in grado di cambiare tutto.
La funzione della fiaba non è tanto, a mio avviso, quella di mostrare che l’eroe è in grado di sconfiggere il mostro, quanto piuttosto quella di mostrare la possibilità di compiere scelte determinanti anche laddove appaia impossibile ottenere una vittoria. La fiaba mostra il trionfo della volontà contro qualsiasi forza ostile, incluso il nemico interiore rappresentato dalla paura e dal desiderio di sottrarsi al destino: è la celebrazione dell’impossibile. Rappresenta un sistema di valori differente dalla quotidianità, dove le azioni non hanno senso e le scelte vengono procrastinate, la responsabilità viene evitata.
La quotidianità si mostra così come intrinsecamente anti-eroica e priva di senso: la fiaba invece mostra l’ordine nel caos, la volontà in grado di combattere e trionfare. Il conflitto della fiaba è un conflitto decisivo: rifiutare il confronto e rifiutare la scelta implica morte, per sé e per il mondo intero.
La fiaba risponde alla profonda esigenza interiore dell’identificarsi in un personaggio che, grazie alle proprie scelte, può condurre o meno alla salvezza della propria anima e quindi dell’umanità. Mostra una guerra che non può essere vinta, una guerra per diventare umani, e nel contempo la scelta folle di chi sacrifica tutto per qualcosa in cui non può riuscire vincitore. Mostra il potere della fede e il potere della scelta laddove la tendenza abituale e quotidiana dell’essere umano è quella dell’indolenza e della sfiducia nei confronti di un’esistenza in cui tutto appare casuale.
La fiaba mostra come il destino sia intrinsecamente connesso alla scelta, all’azione della volontà, e come solo l’adesione alla propria natura profonda sia portatrice di libertà.
Io credo che tutto questo dovrebbe fare parte del fantasy in quanto erede dell’epica, del mito e della fiaba. Credo che dal recupero di questa tradizione, come ci hanno mostrato i migliori autori, possa nascere vera autenticità che non sia una banale originalità da ricercare a tutti i costi per distinguersi, quando possibilità di un linguaggio davvero universale in grado di parlare ai lettori in quanto esseri umani. E no, non credo che il fantasy abbia ancora esaurito la propria funzione. Per questo, malgrado la diffidenza di chi lo considera un genere adatto solo per i bambini (come d’altra parte avviene anche per la fiaba), continuo a scrivere e raccontare fiabe, miti e storie fantastiche.
Voi cosa ne pensate?