Archive | marzo 2013

Intervista e Recensione di Drona su Fantasy Planet

Ecco qui l’inizio dell’intervista comparsa su Fantasy Planet. Per leggere l’intero articolo vi rimandiamo qui: http://www.fantasyplanet.it/2013/03/25/drona-la-citta-ideale-%E2%80%93-serena-fiandro/

1. Ciao Serena, benvenuta su Fantasy Planet. Parlaci un po’ di te – in ambito libresco o meno – per rompere il ghiaccio.

Grazie a te per avermi invitata. Sono passati anni dal giorno in cui ho deciso di prendere sul serio il desiderio di dedicarmi a un lavoro artistico, ignorando il pregiudizio ben radicato nell’ambiente in cui sono cresciuta che prevedeva che se avessi deciso di percorrere questa strada mi sarei trovata a trent’anni senza un soldo, senza un marito, senza figli, drogata e alcolizzata. Non è andata proprio così. Ho una laurea in storia della filosofia del rinascimento, non ho un soldo, non sono sposata e non ho figli: come se non bastasse, bevo con moderazione, ho smesso di fumare e non faccio uso di droghe. In compenso suono diversi strumenti antichi (strumenti a fiato storici e arpa medievale), canto e tengo seminari di vocalità medievale e musica antica. Il resto del mio tempo lo trascorro a leggere, studiare e scrivere. Sono interessata a qualsiasi argomento stimoli la mia curiosità: medicina popolare, storia, filosofia, alchimia, erboristeria.

Ho iniziato a scrivere romanzi nel 2006. Prima scrivevo solo racconti brevi. Credo sia una conseguenza del fatto di essere una lettrice vorace: i libri non mi bastano mai. Perché non provare a scrivere quello che vorrei leggere?

Dans de l’ours (tradizionale)

Un bellissimo brano suonato a Torino, a Casa Mad, insieme ad Andrea Tuffanelli e Abramo Paroli. Una serata magica!

Perché studiare musica medievale?

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Cosa significa studiare la musica medievale ai giorni nostri?

Da diversi anni si è riscoperto un grande interesse nei confronti del medioevo, come gusto esotico per un passato da riscoprire anche se con una sensibilità del tutto moderna. Tuttavia l’interesse per la musica medievale può anche essere qualcosa di più di un salto nel passato e l’ascolto e la pratica possono essere qualcosa di più di una mera visita turistica che ci lascia incuriositi ma tutto sommato indifferenti nella nostra vita di tutti i giorni.
Molti ritengono che l’approccio filologico sia un’operazione di freddo distacco nei confronti del passato, e la ricostruzione, invece di rappresentare una ri-creazione, sia soltanto una riproduzione basata su fattori puramente formali ma priva di sostanza, priva di vita. Può essere utile sottolineare il significato etimologico della parola filologia per meglio comprendere cosa invece può divenire la pratica della musica antica. Preferisco pratica, rispetto a prassi esecutiva, in quanto la pratica implica una componente sperimentale, una via per tentativi e correzioni piuttosto che una scienza esatta e inalterabile una volta che ne siano stati stabiliti i criteri formali. Filìa è l’amicizia, una forma di amore, ma contemporaneamente rappresenta un legame saldo e fedele. Al legame richiama la parola logos, che non significa soltanto parola come molti credono, ma implica anche una logica interna, una legge, un’unione interna di significati che si richiamano l’uno all’altro. Una bella traduzione di filologia potrebbe essere amorevole cura per una logica interna che non corrisponde ai nostri schemi predefiniti ma si richiama ad una legge propria, che trascende la nostra idea su di essa. Solo questa concezione della filologia consente una vera visione d’insieme e contemporaneamente un’intima comprensione di quell’unione indissolubile tra testo e musica che è all’origine della musica medievale, unione del tutto incomprensibile secondo i criteri moderni.
Dalla filologia così intesa non può nascere una fredda riproduzione, ma una comprensione viva e sensibile che va arricchendosi nella pratica musicale quotidiana. Lo stesso atteggiamento di dedizione è quello che ci consente di cantare la musica medievale nel modo più vicino allo spirito dei tempi. Perché la musica medievale è profondamente diversa da tutto ciò che noi possiamo definire come generi musicali. Ho parlato del legame indissolubile tra musica e parola. Nel gregoriano, una delle più antiche tradizioni musicali della nostra cultura, ravvisiamo il passaggio dal testo alla melodia attraverso la cantillazione, sovente effettuata sulla medesima nota o su note molto vicine, al fine di facilitare nella preghiera quotidiana dei monaci la cosiddetta ruminatio del testo sacro, sulla quale la Scolastica pone grande attenzione. L’unione tra musica e parola è profonda e sostanziale anche nella poesia dei trovatori, studiata a scuola curiosamente deprivata della sua metà fondamentale ovvero della musica. Come se fosse possibile comprendere la poesia senza la melodia, sovente lunghissima e di difficile comprensione per l’orecchio odierno a causa dell’assenza di ritornelli e della forma spesso contorta. Interessante anche la parola trovatore. Il poeta non è solo creatore, ma è anche qualcuno che si pone in ascolto e piuttosto che fare incontra.
Musica e parola sono sostanziali l’una all’altra: la poesia non si può accontentare di una melodia qualunque, deve essere la propria, l’unica che può davvero essere tutt’uno con essa.
In queste poche righe abbiamo scoperto un mondo e un modo di pensare radicalmente diversi rispetto al nostro e forse più che la nostra curiosità didascalica e strumentale abbiamo ispirato un altro tipo di curiosità: come rendere questa modalità di concepire la musica come una parte della nostra pratica musicale di tutti i giorni? Il modo di cantare si deve profondamente modificare, per potere cantare repertori così antichi. La parola deve divenire trasparente nel suono, farsi tutt’uno con la melodia. La voce, invece di essere la protagonista, deve mettersi al servizio della diade melodia-testo, perdendo anche nel melisma più complesso la sua componente virtuosistica e individuale, per avvicinarsi all’assoluto che vuole rappresentare. Contemporaneamente la voce non si deforma né si imposta: non perde le sue caratteristiche uniche e infatti la voce medievale viene spesso percepita come una voce naturale, più naturale di una voce non educata in quanto sviluppata nelle sue potenzialità. Il viaggio nella musica medievale è contemporaneamente un viaggio in
un modo altro di fare musica quanto in un modo originario di cantare, vicino al canto popolare, per la realizzazione di una totale semplicità nell’espressione (e anche semplicità è una parola interessante: nel medioevo richiama sempre l’unità, la mancanza di separazione. L’uomo semplice è anche l’uomo che è più vicino alla divinità). Solo con l’atteggiamento della ricerca di un modo originario di fare musica ci possiamo avvicinare al canto medievale.

Serena Fiandro

 

Drona. La città ideale.

copertina (2)

IL ROMANZO

Drona è una città perfetta. La notte e l’inverno non possono mai cadere su di essa, avvolta perennemente dalla luce del sole e da una primavera senza fine. In essa non esistono malattia e dolore, il pensiero della morte non sfiora la mente dei suoi abitanti, ognuno copia perfetta di tutti gli altri.
Il sogno di re Daar è perfettamente realizzato.
Ma questo sogno ha avuto un prezzo di sangue. Dove sono finiti tutti i peccati e tutto il dolore estirpati dalla Città d’Oro?
Daar ha un segreto, un segreto per il quale è disposto anche ad uccidere. Per proteggere il quale è disposto a risvegliare la sua antica nemica, la Dama, la cui anima è così potente da non potere essere distrutta, ma solo imprigionata nella superficie opaca di uno Specchio magico.
Ma cosa ne sarà degli abitanti di Drona, quando la seconda città, la Città d’Argento, verrà distrutta?

Serena Fiandro

Città Ideali (parte 1)

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Credo che conosciate tutti questa immagine. E’ una delle più famose raffigurazioni della città ideale, portata nel rinascimento al suo massimo fulgore. Dipinta da un anonimo del tardo Quattrocento, la possiamo ammirare a Urbino.

Una elemento spesso ignorato è la differenza tra una città ideale e una città utopica. L’utopia è un’allegoria politica che riguarda etimologicamente un non luogo, uno spazio che simboleggia altro. In genere le finalità di un’utopia sono didascaliche e morali. Una città ideale invece rappresenta un progetto architettonico concreto, basato su conoscenze specifiche circa l’ordinamento celeste e la natura umana. La città ideale è il trionfo della centralità dell’essere umano nel cosmo.

Colpisce in questo dipinto lo spazio vuoto. Uno spazio quasi asettico. Nulla ne può turbare la quiete. Anche se la collocazione degli edifici non è simmetrica ne deriviamo comunque un’impressione di fredda simmetria. Ma ciò che più possiamo notare è l’assenza di vita. Tutto giace immobile.

La città ideale urbinate non è una città per esseri umani. E’ un’idea, un concetto, pura forma senza contenuto. E’ del tutto indifferente che l’una o l’altra persona la abiti: indifferente e non rilevante per la sua natura ideale. Questo è un concetto che ho ripreso nel mio romanzo Drona. La città ideale.

In Drona la città e la sua idea di perfezione sono del tutto soffocanti nei confronti dell’individuo. E’ una città che deve produrre solo esseri umani ideali, ovvero in sostanza privi di umanità. Rappresenta il trionfo dell’idea sul reale, del potenziale sull’attuale. Se ci pensate, un idealismo privo di connessione con la realtà portato all’estremo, reso misura di ogni cosa e applicato nella politica conduce inevitabilmente al totalitarismo: concetto privo di correlato oggettivo. Un sonno dell’intelletto (inteso come intendimento, intellezione: comprensione profonda delle cose) che genera mostri.

Come se ciò che più temevano gli umanisti, il trionfo del caos su quel tutt’uno perfettamente razionale e centrale nel cosmo, giacesse proprio all’interno del loro stesso sistema. Perché in fondo la natura è fluida e mutevole e il mondo delle idee non può prevalere su di essa.

 

Serena Fiandro

Unquiet Grave

Ecco qui un brano dei Dryades in versione acustica, eseguito dai Lucus. Il testo è una bella poesia che parla di un amore che è in grado di sopravvivere alla tomba, tratta dalle Child Ballads.
La musica è stata scritta da me e Andrea Tuffanelli ed è uno dei brani del nuovo cd a cui sono più affezionata. Spero di potervelo presto fare sentire nella versione metal… ormai buona parte dell’album è stata registrata, ma dovrete pazientare ancora per qualche tempo!
Intanto, godetevelo in questa versione.

Serena Fiandro

Musica antica, fantasy e filosofia

Inizia oggi questa nuova avventura con voi.

Non vi prometto di scrivere ogni giorno, perché sono già impegnata nella scrittura di un nuovo romanzo. Vi prometto però che troverete la mia musica, interviste, recensioni, foto dei miei concerti e le mie riflessioni sulla scrittura, sull’arte e sulla società. E sì, anche un pizzico di filosofia e di magia. Quelle non guastano mai.

Se siete arrivati su questa pagina probabilmente già mi conoscete. Per chi è curioso, sono una persona che sta dedicando la vita all’unione tra l’attività rigorosa di pensiero e la ricerca artistica. Mi sono sempre rifiutata di negare all’arte l’aspetto speculativo quanto di ridurre la filosofia a un freddo pensiero privo di bellezza. Questa è una delle ragioni per cui ho scelto la narrativa e non il saggio come forma di espressione.

Amo creare fiabe e rinnovare antichi miti. L’ho sempre fatto, mi viene spontaneo.

Amo tutto ciò che riguarda i sensi, coltivo la bellezza. Non sono mai sazia di parlarne utilizzando strutture simboliche. Perché tutto è simbolo e allegoria. Per questo scrivo fantasy.

Oltre lo spazio, oltre il tempo, verso una nuova unione tra significante e significato. Io.

Serena Fiandro